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Continuità e discontinuità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. Premessa

Il tema della continuità è entrato da qualche anno nel dibattito sulla scuola con particolare insistenza, delineandosi come area estremamente problematica e controversa per l'ampiezza e la complessità delle suggestioni tematiche, la molteplicità delle implicazione ma anche per le non poche ambiguità che il concetto veicola. "Il rischio maggiore del dibattito sulla continuità, come per numerosi altri temi particolarmente sensibili, è in effetti quello di oscillare tra divagazioni epistemologiche che chiamano in causa con ostinata ed ammirevole ripetitività i fondamenti e i presupposti di una teoria generale dell'educazione" (Primo Magri - Alfabetizzazione e continuità educativa nella scuola di base). Il vero problema allora non è tanto stabilire se per principio nel processo educativo debba prevalere la continuità sulla discontinuità (o viceversa) e nemmeno quali siano di volta in volta le condizioni che consentono il raccordo e l'integrazione tra i diversi gradi dell'istruzione. Occorre una giustificazione plausibile e sensata della continuità, che prescinda da un lato da un'idea astratta di educazione e, dall'altro, non si esaurisca nella pur riconosciuta necessità di introdurre elementi di razionalità in un sistema, quello scolastico (sempre ammesso che di sistema si possa parlare), nel quale la discontinuità non è che uno dei tanti elementi di irrazionalità.

2. Continuità del processo educativo

L’Art. 119 dell’Ordinamento scolastico per la scuola elementare prevede che:

  • La scuola elementare, anche mediante forme di raccordo pedagogico, curricolare ed organizzativo con la scuola materna e con la scuola media, contribuisce a realizzare la continuità del processo educativo.
  • Il Ministro della pubblica istruzione, con proprio decreto, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, definisce, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali della scuola, le forme e le modalità del raccordo di cui al comma 1, in particolare in ordine a:
    • la comunicazione di dati sull'alunno;
    • la comunicazione di informazioni sull'alunno in collaborazione con la famiglia o con chi comunque esercita sull'alunno, anche temporaneamente, la potestà parentale;
    • il coordinamento dei curricoli degli anni iniziali e terminali;
    • la formazione delle classi iniziali;
    • il sistema di valutazione degli alunni;
    • l'utilizzo dei servizi di competenza degli enti territoriali.
  • Le condizioni della continuità educativa, anche al fine di favorire opportune armonizzazioni della programmazione didattica, sono garantite da incontri periodici tra direttori didattici e presidi e tra docenti delle classi iniziali e terminali dei gradi di scuola interessati.

Dalla premessa del nuovo progetto di riforma della scuola si legge: La stessa riforma del 1990 della scuola elementare ha messo in luce, con estrema chiarezza, la necessita' di garantire, negli anni della prima formazione, una maggiore continuità educativa ed ha sottolineato la "solitudine" della scuola media, compressa tra le nuove metodologie delle elementari e le metodologie tradizionali della secondaria.
E prosegue nella parte II, riferita alla scuola di base: La riforma della scuola media introdotta in Italia nel 1962, avrebbe dovuto trovare un completamento nella riforma della scuola secondaria. Non essendosi ciò verificato, si è prodotto un elemento di discontinuità e frattura nel percorso della scuola di base nei confronti della secondaria.

Tutta la riforma sembra, dunque, imperniarsi sull'organizzazione di un itinerario scolastico che, rispettando i ritmi naturali di apprendimento dell'alunno, crei una continuità nello sviluppo delle capacità critiche dall'ingresso nella scuola fino ad orientarlo consapevolmente nelle scelte future. Continuità significa condividere un quadro comune di riferimento che tiene conto dei curricoli degli anni iniziali e terminali, dei percorsi didattici di apprendimento (oltre che d’istruzione) per ogni singola disciplina, degli obiettivi trasversali per attuare il processo educativo e, riguardo agli alunni, dei cambiamenti, delle differenze, delle età anagrafiche, della crescita psicologica, delle potenzialità, dell’atteggiamento all’ascolto, della preparazione iniziale e finale.

3. Normativa

  • Circ. 339 del 16/11/92. Essa definisce la continuità come esigenza primaria per garantire il diritto dell'alunno ad un percorso formativo organico e completo. D.M. art. 2 legge N. 148 /1990, all’articolo 1 suggerisce attività di raccordo per la continuità del processo educativo con accenno all’ulteriore segmento dell’obbligo. La circolare 339 esamina in modo articolato obiettivi, piani di intervento e modalità di attuazione necessari a costruire un progetto formativo continuo che prevenga quelle difficoltà e ostacoli che incontrano gli alunni nel passaggio da un ciclo di scuola ad un altro. E' questo, infatti, un momento critico di adattamento alle nuove esigenze che portano lo studente troppo spesso al disagio, all'insuccesso e spesso all'abbandono degli studi: il primo problema è insito nel fatto che è lo studente a doversi adattare alla nuova struttura, ai nuovi metodi, alla nuova organizzazione. La centralità della questione dovrebbe, quindi, spostarsi dalla scuola allo studente stesso. La normativa più attuale e circostanziata è contenuta nel D.M. 16-11-92 cui la C.M.339 si accompagna. Entrambi i documenti sono attuativi della legge 148/90 (art.2) concernente la riforma dell'ordinamento della scuola elementare. Nel decreto non troviamo accenni alla scuola secondaria superiore, se non per il richiamo al fatto che la normativa è motivo di riflessione per l'intero sistema scolastico, all'interno del quale ogni scuola è tramite tra ciò che la precede e ciò che la segue.
  • Documento sul riordino dei cicli scolastici dell’8 Marzo 1997.
  • Direttiva n. 487 art.3 - Orientamento come conoscenza delle offerte formative.
  • D.P.R. N.249 del 24 Giugno 1998 - Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria.
  • Circolare n. 279 del 18 giugno 1998: Trasmissione D.M. n. 251 del 29 maggio 1998 e Direttiva n. 252 del 29 maggio 1998, rispettivamente concernenti: il programma nazionale di sperimentazione dell’organizzazione scolastica e l’applicazione della legge n 440/97 che istituisce il fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi.

4. Informazione e offerta formativa

L’informazione è uno strumento importante per il miglioramento dell'offerta formativa. Ma le informazioni devono però essere "utili" perché attraverso di esse si possa conoscere, rendersi conto, discutere le conoscenze per capire i problemi, prospettare soluzioni e orientare le proprie azioni. Dietro l'apparente semplicità di questo termine si nascondono molte sfide e molte domande: quali informazioni servono veramente alla progettazione e alla realizzazione del processo educativo-didattico dei ragazzi a rischio? Quali caratteristiche queste devono avere? Quali contenuti, quale accessibilità, quale grado di flessibilità e possibilità di manipolazione? Come si devono costruire e conservare? Il passaggio da un ordine di scuola ad un altro si mostra - secondo le rilevazioni disponibili presso l’Osservatorio Provinciale - come momento critico e occasione di molti insuccessi spesso difficili da spiegare. Ora, se si vuole effettuare un'attività d’orientamento e formazione sulla continuità tra scuola materna, elementare, media e superiore, quale bagaglio d’informazioni deve accompagnare l'alunno che passa da una scuola all'altra affinché i suoi nuovi insegnanti possano comprendere le sue potenzialità e i suoi problemi e garantirgli una continuazione adeguata del suo percorso formativo? Le informazioni individuali sono molto importanti, ma deve essere possibile combinarle anche in schemi associati, passando agevolmente dal dettaglio all'insieme; sono necessarie misure sintetiche sulle capacità acquisite, sul profitto, sulla condizione socioculturale delle famiglie; sono necessari supporti informatici e percorsi d’inserimento dati, di consultazione e analisi semplificati.

5. La situazione attuale sul territorio

Le rilevazioni compiute portano a delineare un panorama non omogeneo con riferimento ai progetti sulla continuità. Questi ultimi sono attuati prevalentemente tra la scuola elementare e media, mentre tra scuola media e scuole superiori esistono progetti di orientamento scolastico. Gli alunni che passano da una scuola all’altra, sono accompagnati da "documenti ufficiali" che non possono essere consultati in modo sistematico e non si possono sintetizzare o tabulare per avere visioni d'insieme; di conseguenza, dei nuovi alunni iscritti, si riesce a sapere quel poco che basta a formare le classi. I test d’ingresso delle prime classi valutano una situazione di partenza degli alunni, ma non sempre hanno parametri di riferimento efficaci per una programmazione didattica orientata alla continuità del processo di apprendimento, spesso le programmazioni propongono percorsi "standard" (per alunni che non esistono nella realtà scolastica) e creano discontinuità che deteriorano lo sviluppo armonico e progressivo degli apprendimenti.

6. Ipotesi di lavoro

La definizione di continuità si basa su un’idea ben precisa che pone l’accento sulla centralità dell’alunno nel processo di apprendimento-formazione e garantisce il diritto dei giovani a ricevere offerte educative coerenti tra loro. In questa ottica la formazione costituisce la valorizzazione delle competenze acquisite dall'alunno nella scuola precedente, formazione che consenta di sviluppare il suo potenziale di apprendimento, creatività. affettività. Il progetto punta alla omogeneizzazione tra i diversi gradi di scuola dal punto di vista :

  • organizzativo
  • curricolare
  • pedagogico
  • didattico

7. Continuità fra scuola materna e scuola elementare

Il passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare, appare di grande rilevanza all'interno dei segmenti che definiscono la scuola di base, tuttavia nelle varie leggi e circolari sulla continuità non ha trovato punti alti di elaborazione. Si è visto un progressivo ridursi del significato e della portata della continuità materna-elementare, rispetto all'ampiezza del dibattito pedagogico, una sorta di strategia riduttiva, tesa più a confermare l'esistente che ad introdurre innovazioni significative nel sistema scuola. Pur essendo consapevoli di questo anello mancante, per il momento ci si vuole concentrare sulla scuola media "compressa tra le nuove metodologie delle elementari e le metodologie tradizionali della secondaria" come punto cardanico da esaminare nel nostro territorio.

8. Continuità tra scuola elementare e scuola media

Sulla Circolare Ministeriale del 16 novembre '92 leggiamo che l'istanza della continuità educativa già affermata nei programmi della scuola media, nei programmi della scuola elementare e negli orientamenti della scuola materna… [è] un principio già positivamente realizzato in molte situazioni. Sotto l'aspetto della continuità il diritto dell'alunno ad un percorso formativo organico completo è considerato un'esigenza primaria; quindi compito dell'istituzione scolastica è quello di prevenire le difficoltà che potrebbero insorgere nei passaggi tra i diversi ordini di scuola e che spesso sono causa di fenomeni come quello dell'abbandono scolastico. Le norme esistono e sono anche buone, ma queste, nel nostro Paese, non vengono attuate per i più svariati motivi, non sempre dovuti a cattiva volontà, ma molto spesso a strumenti e criteri organizzativi inadeguati. Gli incontri tra docenti della scuola elementare e media, considerati indispensabili dai dirigenti scolastici perché previsti dalle disposizioni vigenti, spesso sono ritenuti dai docenti inutili adempimenti burocratici che sottraggono tempo ed energie al lavoro quotidiano. Le modalità con cui si svolgono inoltre (gruppi di docenti diversamente preparati e motivati), non consentono neppure ai meglio intenzionati di ipotizzare forme e percorsi diversi e contribuiscono solo ad aggiungere frustrazione a frustrazione. Il passaggio di informazioni sull'alunno da una scuola all'altra si limita per lo più agli aspetti burocratici: dati anagrafici, comunicazioni ufficiali dei risultati raggiunti, giudizi asettici per non indisporre le famiglie o allarmare, fin dai primi giorni di scuola, i professori ai quali la scuola elementare consegna il prodotto "alunno". Eppure le norme prevedono incontri per l'esplicitazione e la discussione dei criteri di accertamento e valutazione… [atti ad] individuare le caratteristiche generali e specifiche dei soggetti, attraverso la predisposizione di comuni strumenti di rilevazione. Questo progetto vuole incentivare a predisporre un fascicolo personale dell'alunno che, insieme ai dati di tipo amministrativo contenga un’ordinata e razionale raccolta di documentazione… utile per la migliore conoscenza di tutti gli alunni ed in specifico di quelli in condizioni di svantaggio che hanno seguito particolari percorsi formativi.

9. Continuità tra scuola media e scuola superiore

L'esperienza insegna che, nel processo di formazione dell'alunno, il disagio che incontra nel passaggio dalla scuola elementare alla scuola media è ben poca cosa rispetto al disagio tra la scuola media inferiore e superiore. Molte sono le accuse che l'utenza volge alla scuola , anche in tal senso, ma ben più dure sono quelle che gli insegnanti stessi addossano, scaricando spesso colpe e responsabilità, sui colleghi di diverso ordine di studi.

SCUOLA MEDIA INFERIORE VISTA DALLA SCUOLA MEDIA SUPERIORE

Aspetti negativi:

  • Trasmissione dei contenuti inadeguata
  • Mancata proposta di un metodo di studio
  • Mancata selettività con conseguente abbassamento del livello culturale medio
  • Inadeguato orientamento verso le scelte future.

Aspetti positivi:

  • Sviluppo della socializzazione
  • Capacità di recupero degli svantaggiati
  • Flessibilità dei programmi
  • Interdisciplinarietà
  • Rapporto scuola-famiglia.


SCUOLA SUPERIORE VISTA DALLA SCUOLA MEDIA

Aspetti negativi:

  • Disinteresse per la continuità
  • Scarsa attenzione per l'alunno nella sua globalità
  • Mancanza della valutazione formativa
  • Selettività legata solo alla valutazione sommativa (voto)
  • Programmi e metodi obsoleti
  • Difficoltà di recupero degli svantaggiati.

Aspetti positivi:

  • Abitudine all'autonomia
  • Formazione culturale adeguata
  • Sviluppo della socializzazione.

Da questo raffronto emerge che nella scuola media i ragazzi non interiorizzano un bagaglio culturale adeguato ad affrontare serenamente il nuovo corso di studi e gli aspetti considerati positivi, dagli insegnanti delle scuole superiori nei confronti della scuola dell'obbligo, in realtà, non trovano poi credito perché gli alunni, nella scuola superiore, vengono valutati in base ad obiettivi cognitivi, troppo spesso ridotti a mero nozionismo.

10. Conclusioni

Questa ipotesi di lavoro vuole dare un contributo alla tanto annunciata riforma del sistema scolastico (tanto annunciata e poco concretizzata), convinti che un valido progetto di rete, un reale interscambio d’idee, una efficace collaborazione tra insegnanti, famiglie, dirigenti scolastici, enti locali, tribunale dei minori e ASL n.5, possa far nascere e convogliare informazioni utili e facilmente leggibili sull’alunno.

I questionari, le schede, e gli schemi di tabulazione dei risultati costituiranno parametri di riferimento comuni per valutare il percorso di apprendimento degli allievi e serviranno ad orientare e programmare in maniera costruttiva, in sintonia con i cambiamenti in atto nella scuola.

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